Centro migranti, le parole del vice sindaco Pacifici: “La nostra è stata vera accoglienza, non un business!”

AVIGLIANO UMBRO – 11 marzo 2019 – Torniamo sulla pungente situazione della gestione centro migranti di Santa Restituta, riportando le parole di Roberto Pacifici, vicesindaco nonché assessore alle politiche sociali del Comune di Avigliano Umbro.

Come giudica l’esperienza del centro di Santa Restituta? L’esperienza del nostro centro di accoglienza è stata sicuramente positiva. L’operato della Croce Rossa è stato lodevole, con l’unica lacuna dell’integrazione che, come accade in quasi tutte le strutture di questo tipo, è stata condotta in maniera superficiale. Tuttavia è proprio l’integrazione la cosa più importante, soprattutto in una comunità piccola come quella di Avigliano. Anche la Regione Umbria è infatti molto attenta a questo argomento, favorendo la creazione di centri di accoglienza diffusi (al fine di favorire una maggiore integrazione l’indirizzo della Regione è quello di creare piccoli centri distribuiti su una vasta area, anziché poche strutture che ospitano centinaia di persone). Pensiamo tuttavia che noi sotto questo punto di vista, eravamo partiti benissimo con alcuni ragazzi che addirittura venivano 4 volte a settimana in Comune a svolgere dei lavori socialmente utili. Con il tempo però tutto questo è venuto meno e ciò è dovuto probabilmente al fatto che come comunità non eravamo molto preparati.

Quale è la situazione attuale del centro? Attualmente il numero di persone ospitate  è basso, e in virtù di questo numero sembra che la Croce Rossa, che è l’attuale gestore del centro, non voglia partecipare al bando in scadenza il 30 Aprile. Probabilmente questo è dovuto anche all’abolizione dei permessi umanitari, concessi alle vittime di situazioni di instabilità politica, di carestie, di violenza, di mancato rispetto dei diritti umani. L’abolizione di questi permessi, che tra l’altro va contro l’articolo 10 della Costituzione Italiana, fa si che tante persone non si vedano rinnovare il proprio permesso di soggiorno, diventando a tutti gli effetti dei clandestini e perdendo quindi qualsiasi tipo di diritto a livello sociale e sanitario, come anche la possibilità di essere ospitati legalmente in questi centri. Credo quindi che nei prossimi mesi si assisterà ad una progressiva diminuzione delle persone che sono accolte ed assistite in questi centri e questo porterà ad un aumento dei costi. La cosa sbagliata però è proprio questa: non bisogna infatti considerare queste accoglienze come un business. L’accoglienza cioè è una cosa che deve essere fatta a prescindere, senza un tornaconto personale. Tutto ciò è importante: vedere l’accoglienza come un business infatti va a scapito di queste persone, facendo del male ad esseri umani che ricordiamo vengono per la maggior parte da condizioni veramente critiche (non credo che chi sta bene lasci la propria terra per venire a vivere in un centro di accoglienza).

Pensa che ci siano responsabilità a livello politico di questa condizione? Da assessore posso solo dire che l’Amministrazione Comunale ha sempre cercato di fare il massimo, per cui sicuramente da parte nostra non ci sono responsabilità. L’unica pecca, a livello non tanto politico quanto sociale, è stata comunque quella dell’integrazione: forse in questo senso potevamo fare qualcosa in più cercando di farli venire a lavorare in Comune per più tempo. Quando infatti loro hanno smesso di venire qui mi sono sentito un po’ sconfitto, ma per il resto non potevamo fare altro: abbiamo organizzato infatti una scuola di lingua, li abbiamo invitati a giocare a calcio a Sismano più volte, ma nonostante questo non c’è mai stata una vera e propria integrazione a livello di comunità.

E per quanto riguarda le ripercussioni di un’eventuale chiusura del centro? Ripercussioni politiche non ci saranno, anche perché le responsabilità non sono di nessuno. Il problema sicurezza infatti non è legato esclusivamente al discorso immigrazione, e di questo ne abbiamo le prove grazie proprio alla nostra esperienza. Le ripercussioni sociali saranno invece molto forti. Critico sarà infatti l’aspetto legato allo stato degli stessi migranti: la chiusura di questo centro porterebbe lo spostamento di queste persone in centri più grandi dove saranno obbligati a vivere con altre persone, e non è detto che questa sia la soluzione migliore nè per la popolazione italiana, ma neanche per gli stessi immigrati. Tutto questo potrebbe infatti creare diversi problemi, tanto che la Regione Umbria sta pensando di organizzare dei centri specifici per ospitare queste persone, che da un giorno all’altro potrebbero trovarsi abbandonate dallo Stato italiano.

In conclusione quale pensa sia il destino del centro di Santa Restituta? Io mi auguro che il centro di accoglienza di Santa Restituta rimanga attivo, magari con un numero ridotto di persone in modo da riuscire a garantire una maggiore integrazione. Per un numero così piccolo tuttavia è difficile immaginare che questo centro di accoglienza venga mantenuto aperto. Tuttavia ad oggi dare una risposta definitiva a questa domanda è impossibile: ad oggi infatti non ci sono più sbarchi ma sicuramente questi riprenderanno con l’avvento della primavera e dell’estate. Non è infatti vero, come ci vogliono far credere, che i porti sono chiusi per cui quando questi sbarchi riprenderanno non è detto che non si verifichi ancora una situazione di emergenza, obbligando nuovamente le prefetture a ridistribuire sul territorio queste persone. Noi sicuramente non vogliamo rifiutarci di accoglierle. Ora si ha quindi una situazione di stallo, quello che succederà non lo sappiamo per cui prenderemo delle decisioni strada facendo. Molto dipende comunque dalla Croce Rossa e da quello che avrà intenzione di fare.

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