Si conclude con ‘Momo o l’elogio della lentezza’ il programma ‘Classinscena’ di Avigliano

AVIGLIANO UMBRO – 8 giugno 2018 –  Ultima serata al Teatro Comunale di Avigliano Umbro, del progetto Classinscena. Questa sera (venerdì 8 giugno 2018) infatti, alle ore 21.00, verrà portata in scena “Momo”, tratta dall’omonima opera di Michael Ende, autore peraltro de “La storia infinita”. La storia, pubblicata nel 1972, dalla quale è stato tratto un film d’animazione in 24 episodi, ha avuto come colonna sonora, le musiche cantate da Gianna Nannini.

Piccola ‘narrazione’ dello spettacolo La storia è presto detta. Momo è una bambina fuggita da un orfanotrofio che si ritrova improvvisamente in una cittadina dove farà amicizia con tutti i suoi abitanti, dai più grandi a i più piccoli, che le creeranno una piccola casa tra le rovine di un antico anfiteatro. Ma la città è invasa dagli Uomini Grigi che convincono le persone a risparmiare tempo nella loro speciale “Banca”, la Banca del Tempo appunto, senza concedersi mai ore di piacere: in questo modo essi possono rubare ore agli esseri umani, così da sopravvivere. Uno degli Uomini Grigi cerca di corrompere la piccola Momo con una bambola molto bella, ma la bambina riesce ad intenerire il cuore dell’Uomo Grigio, umanizzandolo, tanto che questi le svela lo scopo dei “colleghi”: quello di rubare ore agli uomini, ammettendo che sentono sempre freddi perché non sanno cosa sia il calore del cuore.

In primo piano il valore del tempo Sembra una favola per bambini, ma in realtà il libro è qualcosa di più di una semplice fiaba; è un libro sul valore del tempo, del tempo da dedicare agli altri, a noi stessi, alle cose che ci fanno star bene, ai nostri pensieri. E questo tempo, ci mostra Ende, viene sottratto dal ritmo lavorativo della società moderna che diventa sempre più frenetico. Vivere consuma il tempo ma ne conserva la qualità vitale; risparmiare il tempo spegne la vita e distrugge così il tempo. La fiaba di Ende racconta l’antico conflitto tra la vita e la morte in termini più sottili e moderni: a Momo, la bambina capace di ascoltare tanto da udire e fare udire le musiche, i silenzi e le avventure della vita interiore, si oppongono i Signori Grigi, nebbiosi, freddi e insinuanti che possono trasformare la vita in un vuoto insensato e ripetitivo e il cuore umano in un luogo sterile e chiassoso. La lotta di Momo contro i Signori Grigi si anima di continue invenzioni: dal vortice vagante che crea le tempeste alla tartaruga Cassiopea che prevede il futuro, ma solo per la prossima mezz’ora. E poi c’è la stanza degli orologi di Mastro Hora, il custode del Tempo, e il luogo onirico da dove sgorgano e nascono le ore. La ricchezza delle immagini compensa i momenti più rari, in cui il conflitto non riesce ad attingere alla dimensione fiabesca. Nell’essere un fantasy insomma, Momo, è un romanzo d’impatto sociologico: Ende infatti, scrive per bambini ma colpisce soprattutto i grandi. Lo stile è semplice, “da fiaba”, ma carico di quel significato intrinseco che solo gli adulti possono carpire.

Un punto di riferimento Ma soprattutto arriva al cuore e alla mente di tutti. É un tramite perfetto per parlare di cose, che appartengono al mondo: da sempre. Momo rappresenta il “tutt’uno” con l’Universo: simbolico e materico. É ciò che tutti dovremmo essere: la sintonia con ciò che ci circonda. Momo ci fornisce l’esempio; un piccolo tenero punto di riferimento.Un fascio di luce “naturale e diretta”, che illumina il buio del tempo buttato.

Un pensiero riguardo “Si conclude con ‘Momo o l’elogio della lentezza’ il programma ‘Classinscena’ di Avigliano

  • giugno 9, 2018 in 12:22 pm
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    Bravi a tutti … grandi e piccoli Attori …e che dire ..un Grazie speciale a tutti gli Autori e coordinatori per questo speciale progetto 👏

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