Unitre, il viaggio a Montecastello Vibio tra storia e cultura

AVIGLIANO UMBRO – 12 giugno 2018 –  Le attività di quest’anno accademico sono ormai agli sgoccioli per l’Unitre di Avigliano Umbro; le lezioni in biblioteca sono ormai ufficialmente concluse e, nel pomeriggio di giovedì 7 giugno, si è tenuta l’ultima uscita di quest’anno, quella a Montecastello di Vibio. All’arrivo, il gruppo aviglianese è stato calorosamente accolto dai “colleghi” dell’Unitre di Montecastello, che hanno  organizzato una visita guidata in questo meraviglioso borgo della provincia di Perugia.

 

Visita guidata alla scoperta di Montecastello  di Vibio  La fondazione di Montecastello risale al 1392. Il paese ha la conformazione di un ‘castrum medievale’ e fino alla metà dell’800 si chiamava solo Montecastello, poi per omonimia con altri comuni è stato aggiunto “di Vibio” , appellativo che deriva dalla gens vibia, ovvero una famiglia romana che aveva alcuni possedimenti terrieri a Montecastello.  Si pensa che addirittura la fondazione di questo borgo risalga all’età del ferro, nonostante non ci siano testimonianze dirette.

Prima tappa: Il monumento ai caduti

La storia Fortemente voluto dagli abitanti di Montecastello, è stato realizzato in memoria dei caduti militari della prima e seconda guerra mondiale. In basso, ci sono dei bassorilievi risalenti al 1920: quello a destra rappresenta  il lavoro e ritrae un contadino con i buoi e una donna con le brocche di acqua, sulla sinistra invece è rappresentato il dovere , infatti ritrae un soldato che lascia la sposa con il bambino in grembo. Una piccola curiosità su questo monumento: per la realizzazione era stata richiesta la somma di 12 mila lire, che per gli anni Venti era molto ingente; il Comune aveva stanziato solo 4 mila lire mentre la restante somma è stata raccolta dai montecastellesi tramite donazioni e manifestazioni popolari.  Proseguendo verso la Chiesa di Santa Illuminata, la guida continua a raccontare le vicissitudini intorno alla fondazione di Montecastello.

Un papa ‘di mezzo’ Nel 1392, papa Bonifacio IX concede la signoria del castello a Catalano degli Atti, un nobile perugino. Dopo la sua morte giunge a Montecastello Biordo Michelotti, un ribelle, e lo conquista affidando la signoria del castello a Michelotta, sua cugina e a Piero Francesco dei Conti di Marsciano , suo marito.Tuttavia Francesco, figlio di Catalano degli Atti vuole rivendicare il potere del padre sul castello e approfitta dell’uccisione di Biordo da parte dei nobili perugini per tentare di riconquistare Montecastello. In assenza del marito, Michelotta comandò per alcuni giorni le truppe impegnate nell’assedio da parte di Francesco ma poi venne sconfitta, sebbene questo rappresenti un evento storico per l’epoca.

La Chiesa di Santa Illuminata

La costruzione risale al 1836. L’ abside è stato affrescato da Luigi Agretti quando aveva 14 anni, lo stesso che curò anche gli affreschi nel Teatro della Concordia, dopo il padre.

A metà dell’ 800 fu necessario per gli abitanti di Montecastello costruire una Chiesa più grande perché il loro numero era considerevolmente aumentato e la Chiesa di Santa Illuminata non poteva più ospitarli tutti internamente.

La Torre di Maggio  Passando per i vicoli di Montecastello, si arriva alla Torre di Maggio dove è custodita la chiave del Castello , lo statuto del paese risalente al 1516, i reperti storici e bellici. La Torre custodisce un grande valore storico per i montecastellesi; è stata una sorta di archivio comunale fino agli anni 90 per poi divenire ad oggi un vero e proprio museo.

Salendo di un piano ci sono i reperti bellici, alcuni risalenti all’epoca garibaldina altri ai primi del ‘900: quattro dei fucili esposti  furono probabilmente utilizzati dagli otto garibaldini montecastellesi che presero parte alla spedizione dei Mille. Appesa al muro, vi è una lettera scritta e autografata da Giuseppe Garibaldi e indirizzata al Comune di Montecastello di Vibio, in cui egli richiedeva che ogni Comune realizzasse dei campi di tiro per far esercitare i giovani soldati.

Il percorso storico all’interno della Torre di Maggio culmina con l’accesso ai merli e al parapetto della torre, da dove si può ammirare uno sconfinato panorama che va dal Tevere alla vicina Todi, dominando tutta la valle.

Teatro della Concordia, il più piccolo del mondo – “la civiltà non si misura a cubatura né a metri quadri” Ultima tappa ma di certo non per importanza, la visita guidata al Teatro della Concordia, meglio conosciuto come il teatro più piccolo del mondo, un teatro all’italiana contenente 99 posti in tutto, che sembra essere a misura per il proprio borgo. In realtà è stato progettato a fine ‘700 quando Montecastello aveva circa 3000 abitanti quindi era troppo piccolo per il suo paese e infatti è nato come teatro privato, voluto da 9 famiglie nobili del paese, per celebrare l’autonomia sul territorio dalla vicina Todi che durò però solo due anni. Un teatro che seppur di ridotte dimensioni non aveva nulla da invidiare agli altri grandi teatri all’italiana; vi è infatti una platea, con pianta a campana, due ordini di palchi, ma soprattutto una struttura totalmente in legno, che ne favoriva l’acustica, realizzata con la tecnica della “camera a canna”.

La ‘rinascita’ negli anni ’70 Inizialmente il teatro era utilizzato solo dalle famiglie nobili; dagli anni del fascismo venne aperto l’accesso alla platea anche a tutto il popolo , per lasciar posto nei palchetti alle famiglie benestanti. Dal momento che era sempre più pieno di persone , mano a mano gli eredi delle famiglie originarie abbandonarono il teatro che, lasciandolo in balia di un graduale degrado fino alla chiusura per motivi di sicurezza nel 1951. Negli  anni ‘70 il teatro vede un degrado assoluto: mancava il palco, una parte della platea non c’era più ed era crollata una parte del tetto in muratura.Dopo una grande spinta dei cittadini e di alcuni appassionati, l’amministrazione comunale si attiva negli anni ‘80 e cerca i proprietari originari, che erano gli unici , di fatto, a poter intervenire per la riqualificazione dell’edificio. I proprietari erano tutti eredi delle famiglie dei due secoli precedenti che nemmeno sapevano dell’esistenza di questo teatro. Venuti a conoscenza di possedere ciascuno una parte di questo teatro, gli eredi, decisero di cedere la propria parte al Comune che dal 1987 al 1993 lo restaura e lo rende a norma con le vigenti normative.

Gli affreschi del teatro Si devono alle mani del pittore Cesare Agretti prima e di suo figlio Luigi poi, i meravigliosi affreschi che troviamo all’interno del teatro della Concordia.  Passando per Montecastello e visitando questo teatro che all’epoca era interamente spoglio e privo di affreschi, Cesare Agretti  si offre senza niente in cambio di dipingerne i 18 palchetti, 9 per ogni ordine come il numero delle famiglie che ne vollero la fondazione; ne avevano una colonna a testa e ogni mese ogni famiglia cambiava colonna. I nomi che Cesare Agretti scrive nei palchetti infatti non sono delle 9 famiglie, ma di autori del teatro e della musica. Oltre ai palchetti Cesare dipinge il fondale storico che era l’allora sipario, dove lascia nella raffigurazione di un ramo spezzato proprio in primo piano, il segno della sua amarezza per la perdita precoce di una donna montecastellese di cui si era innamorato, Giulia.

Si devono invece al figlio di Cesare , Luigi Agretti ,arrivato a Montecastello per ultimare gli affreschi a soli 14 anni, i dipinti dei palchetti di proscenio, la fascia del proscenio, le due lunette laterali e il plafone. Geniale è stata la scelta del soggetto: un telo che sembra gonfiato dal vento dove  si scorge il celeste del cielo che da l’idea di essere all’aria aperta.

Infine A conclusione di questa bella uscita, la visita ma solo esterna alla Chiesa della Madonna dei Portenti, in quanto è stata danneggiata dal terremoto e una bella merenda allestita in piazza  dal gruppo Unitre di Montecastello, che ringraziamo per la bella accoglienza che ci ha riservato! Montecastello di Vibio è sicuramente un posto che affascina, con tanto da scoprire e da visitare!

(articolo a cura di Eleonora Piacenti)

 

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