Storie di Liberazione – Aneddoti da Camporotondo

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CAMPOROTONDO (MONTECASTRILLI) – 25 Aprile 2020 – Quante storie ci tramandano. Son proprio queste che mi hanno fatto capire quanto libero sono nato, con quante fortune materiali e quante immateriali. Oggi ricordiamo. Donne e uomini hanno combattuto per sconfiggere una dittatura che definirei in tanti modi, ma che tanto bene vengono riassunti nella parola “fascista“,  sinonimo di oppressione, intolleranza e crudeltà. Un’epoca che troppo spesso oggi qualcuno rimpiange, qualcuno che non ha idea di cosa parla. Donne e uomini hanno fatto si che quella storia finisse come meritava, impiccata per i piedi.

Dove Il comune di Montecastrilli era un nodo “chiave” durante la Seconda Guerra Mondiale, data la vicinanza alla città di Terni, bombardata a lungo e in largo in quel periodo. A Camporotondo, proprio difronte al laghetto e in corrispondenza della Madonnina di Dunarobba c’erano due contraeree; cannoni per sparare agli aerei che proprio a Terni dovevano sganciare, per intenderci. Tra questi due avamposti, c’era e c’è ancora un casolare di campagna. Lì vivevano Memo e Nello, con i fratelli e la famiglia.

Memo Memo Proietti, nel ’39 era troppo giovane per la guerra. Con alcuni suoi fratelli era rimasto a casa a fare quello che facevano sempre, i contadini. Quando Mussolini fondò la Repubblica di Salò venne però chiamato alle armi e volontariamente disertò. Più volte i carabinieri lo cercarono in casa e non lo trovarono, perché nascosto nel bosco limitrofo. Un giorno arrestarono il padre e Memo si consegnò per liberarlo. Venne arrestato e portato al carcere di Spoleto da cui riuscì a fuggire e ritornare a casa. I fascisti lo ritrovarono pochi giorni dopo, carcerato a Terni, evase; si rifugiò allo “Scoppio” in zona Acquasparta, dove il padre della moglie del fratello lo riforniva ogni tanto. “Raccontava che durante la prigionia a Terni i fascisti usavano i carcerati per fare delle ronde nei paesi limitrofi – mi spiega il figlio Marcello – un giorno durante una “spedizione” per rubare delle risorse ad Avigliano Umbro, quel giorno si rifiutò di saccheggiare un conoscente; nella strada per il ritorno la madre, riuscì a bloccare la jeep su cui viaggiavano per salutare il figlio, ancora oggi non mi è chiaro come sapesse che passavano di lì”.

Memo Proietti

Nello Leonello Baiocco fu catturato l’8 settembre 1943 dai tedeschi dopo che fu abbattuto il suo aereo, lui era un aviatore. Fu deportato con un treno bestiame in Germania nel campo di Dachau e messo insieme a politici ed ebrei. Appena sceso dal treno fu fatto lavorare insieme agli altri trasportando sacchi di patate da un lato e l’altro del capannone inutilmente. Una volta provò a chiedere il perché di questo lavoro, fu percosso ferocemente con il fucile. Per due giorni rischiò i forni crematori, quando i tedeschi sceglievano chi mandare con una conta “Sì, no, sì, no” per due volte si trovò nel posto “no”. Un giorno parlò, con le poche parole in tedesco che conosceva, facendo vedere la mostrina da soldato, con un Capitano, non S.S., il quale lo trasferì in un’altra baracca del lager. “Quel capitano tedesco mi salvò la vita” diceva sempre. A questo punto gli fu chiesto che tipo di lavoro sapesse fare, lui disse di essere contadino, fu così impiegato in una fattoria vicino al lager. La mattina veniva trasferito con altri due compagni presso la fattoria con una camionetta. Lì mangiavano pochissimo, rubando patate e pezzi di barbabietole al cibo che davano ai maiali. Dopo il lavoro, dovevano tornare a piedi al lager e le S.S. li avvisarono dicendo che si sarebbero dovuti controllare a vicenda. Se fosse mancato uno all’appello, sarebbero stati fucilati coloro che avessero fatto ritorno. Una sera, passando per un paese, notarono delle biciclette, lui decise e convinse gli altri a scappare. Evasero tutti e tre dormendo di giorno e pedalando di notte, in un giorno del 1945 poco prima della liberazione. In circa un mese riuscì a tornare a casa, mangiando dove gli veniva offerto. Quando tornò pesava 38 chili e lo riconobbe solo il cane; i fratelli lo vedevano avvicinarsi a casa mentre passavano il grano come facevano tutti i giorni, senza sapere chi fosse, da tempo non avevano notizie.”Papà e i miei zii dicono che non raccontava molto, era per lui una grande sofferenza – mi dice la nipote Benedetta – appena cominciava a raccontare non riusciva a non piangere. Gli piaceva tanto guardare la televisione e se trasmetteva programmi, film sulla guerra o sulle deportazioni piangeva perché ricordava gli orrori di quegli anni. Non scendeva mai nei dettagli“.

Leonello Baiocco

Si ringraziano infinitamente Valerio, Marcello, Benedetta, Giuseppe, Memo e Nello.

Luca Proietti

2 thoughts on “Storie di Liberazione – Aneddoti da Camporotondo

    • 25 Aprile 2020 in 5:17 PM
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      La ringraziamo per l’apprezzamento Sig. Alessio!

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