Covid-19, 101 anni dopo la ‘Spagnola’: dal primo dopoguerra alle catene di whatsapp

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AVIGLIANO UMBRO – 13 Aprile 2020 – Quando si pensava ad una pandemia, prima del Covid-19, si pensava alla ‘Spagnola’ che dal 1918 causò decine di milioni di morti in tutto il mondo. Arrivò a infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, provocando il decesso di circa 50 milioni di persone su una popolazione mondiale, all’epoca, di circa 2 miliardi.

Covid- 19 L’attuale virus, senza addentrarci troppo nei tecnicismi, è conosciuto tra gli addetti ai lavori anche come SARS-Cov-2, in cui Cov sta naturalmente per coronavirus, un gruppo di virus che deve il nome alla corona che li circonda; ha avuto un predecessore molto famoso: il virus della SARS, o meglio “SARS-Cov”. La SARS, per fortuna, non deve la sua fama alle sue vittime: ha fatto registrare 8096 casi e 774 decessi in 17 paesi; anch’esso è nato in Cina. I numeri del SARS-Cov-2, ad oggi, recitano: 1.854.464 contagiati; 435.074 guariti; 114.331 morti.

Spagnola Le origini della Spagnola non sono ben chiare, né geografiche né tecniche. Probabilmente alla base della Spagnola c’era una mutazione del virus dell’influenza, talmente importante da generare una malattia totalmente nuova, quindi senza alcuna immunità da parte delle popolazioni. Probabilmente venne portato in Europa dai soldati americani, nonostante il nome che suggerisce origini iberiche.

La catena di WhatsApp A molti di noi sarà arrivata la catena contenente foto di persone con mascherine durante la pandemia spagnola. Sicuramente ‘simpatica’ è quella che ritrae un gatto con la mascherina.

 

Una curiosità. Parliamo di una foto raccolta dall’archivio fisico e digitalizzato per la conservazione online del Dublin Heritage Museum Californiano, il Museo per la conservazione del Retaggio degli Immigrati da Dublino. La foto ritrae una famiglia irlandese, i Del Perugia. Il Museo di Pleasanton, sempre in California nel 2013 ha esposto la foto con una lettera in cui si diceva che l’amministrazione aveva chiuso le scuole e che era stata decisa la chiusura di un cinema, situazione a noi familiare. Un estratto:”Charles Chicazola, proprietario del Cinema Lincoln, ha chiuso i battenti questa settimana, dichiarando di essere un convinto sostenitore del piano “Sicurezza al Primo Posto” e che non voleva essere responsabile dell’epidemia consentendo alle persone di assembrarsi nel suo cinema.

Per leggere tutta la lettera, clicca qui. In fondo la gallery.

Differenze e similitudini  Oggi come ‘ieri’, sicuramente un elemento chiave è la fobia. 100 anni or sono, come oggi, la popolazione ed il sistema sanitario sono stati trovati impreparati; si è fatto ricorso alle mascherine, alla chiusura di alcuni luoghi.

Così si esprime, in un’intervista rilasciata all’Università di Padova, lo storico Bernardino Fantini:”L’aspetto importante è che la spagnola arrivò alla fine di una guerra terribile che aveva indebolito la popolazione dal punto di vista sanitario e alimentare; il virus poté inoltre diffondersi molto rapidamente perché le truppe e i lavoratori vivevano ammassati nelle trincee e nelle fabbriche. Una delle caratteristiche più sorprendenti di quella malattia era che, a differenza del Coronavirus, non colpiva le persone deboli come i bambini e gli anziani, ma soprattutto gli adulti in piena salute, con un picco di mortalità intorno ai 40 anni. Sia dal punto di vista medico che da quello della sanità pubblica ci sono molti più strumenti: ad esempio anche a causa della tragica esperienza della Spagnola sono state create delle reti di sorveglianza per cui i nuovi virus vengono isolati e descritti relativamente in fretta, le strutture di sanità pubblica sono molto più preparate. Sono poi cambiati i sistemi tecnologici di terapia intensiva, che oggi permettono di salvare molte persone.- Aggiunge Le criticità sono sempre le stesse: l’arrivo di un nuovo patogeno in una popolazione comporta sempre il rischio di gravi conseguenze. Molto dipende dal grado di trasmissibilità e dalla letalità del virus, ma in ogni caso bisogna stare molto attenti perché se non contenute queste epidemie possono rivelarsi molto pericolose”.

Luca Proietti

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