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Nasotorto in visita alla scuola di Avigliano La maschera umbra stamattina ha fatto visita ai bambini

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La maschera di Nasotorto questa mattina, 16 febbraio 2017, ha fatto visita ai bambini della scuola elementare  di Avigliano Umbro. Nasotorto, non è altro che lo zio di Rosalinda (nella foto a sinistra), maschera che i fanciulli del cottolengo ‘M.Morelli di Avigliano conoscono bene, visto che lo scorso 2 febbraio febbraio 2017 (https://www.aviglianonews.it/le-maschere-umbre-questa-mattina-allasilo-di-avigliano/), gli aveva raccontato questa favola: “C’era una volta“- aveva esordito così Rosalinda-, che un artista del paese che si chiamava Oliver, aveva saputo dai racconti della sua vecchia mamma, che c’erano dei personaggi imprigionati in una filastrocca e lui tanto voleva liberarli che perse il sonno fino a che non si confidò con la pittrice del paese che era anche la sua compagna artistica e dalle dita di lei presero forma i loro corpi e i loro abiti, ma erano muti, così il grande artista Oliviero iniziò a scrivere tante parole e le maschere poterono così parlare e vivere liberi in ogni piazza e in ogni teatro per l’eternità”.

Come detto, questa volta è toccato a Nasotorto, maschera del Rione aviglianese di Madonna delle Grazie che è andato a far visita alla scuola primaria di Avigliano Umbro. I bambini hanno dimostrato un interesse eccezionale e nella loro arguzia e semplicità hanno voluto farsi spiegare per filo e per segno ogni cosa da lui. Nasotorto, interpretato magistralmente da Alessandro Spiropolus,  ha tenuto una lezione su come accumulare ricchezze che è la sua passione preferita, da buon avaro e ipocondriaco, sempre a starnutire nel suo fazzolettino di pizzo.

In entrambe le  visite c’è stata  la presenza della “mamma delle maschere” Paola Contili  che ha spiegato ai fanciulli quanto importante sia  essi amino le maschere e le rispettino perchè nate da poco, ma vissute da sempre nella memoria e nelle filastrocche cantate dai nostri avi  e quanto importante sia andarle a vedere a teatro. Il palcoscenico, infatti, è  il luogo dove le maschere possono esprimersi e parlare il nostro dialetto, al fine di impedire che vengano perdute le radici di una lingua stupenda quale è la nostra, con i modi di dire e le espressioni che sono corpi di straordinaria bellezza e l’anima stessa di un popolo.

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