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Clinton o Trump? Domani il nuovo Presidente Le elezioni Usa vissute dall'aviglianese Emanuela Agostini

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Domani si saprà chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America: Donald Trump o Hillary Clinton in lizza per succedere a Barack Obama. Elezioni importanti che sicuramente cambieranno gli equilibri geopolitici del mondo, visto che gli Usa influenzano tutte le politiche degli altri stati, compresa l’Italia.

Nel nostro ‘piccolo’ per dare attualità al tema, abbiamo avuto il piacere di parlare con l’ex assessore alla cultura del Comune di Avigliano Umbro, Emanuela Agostini ,che da qualche mese si è trasferita negli Stati Uniti: chi meglio di lei ci può spiegare al meglio il duello tra Hillary Clinton e Donald Trump, ma non solo. Naturalmente tutto ciò è stato reso possibile grazie alle nuove applicazioni per i telefonini: una decina d’anni fa un articolo di questo tipo non sarebbe stata possibile. Per raggiungere Emanuela dall’altra parte del mondo o quasi (sono milioni i chilometri che dividono Avigliano Umbro dall’America) bisognava spendere chissà quanti soldi di telefono….Adesso invece grazie alla tecnologia, e grazie all’applicazione WhatsApp è diventato tutto più semplice. Questo suo articolo che mettiamo di seguito, è un ‘viaggio’ nell’America di oggi, e una riflessione sui due candidati alla presidenza.

Il direttore di Avigliano News

 

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Emanuela Agostini negli Usa

“Nella mia vita ho avuto la possibilità di fare molte scelte, quasi sempre autonome, grazie sia all’intelligenza di chi mi ha preparato alla vita – dai miei genitori al mio paese e alla mia comunità, ed intendo qui Avigliano e l’Italia – sia al tempo storico in cui vivo che non nega alle donne la possibilità di realizzarsi. Le mie sono state scelte importanti a partire dalla decisione di iscrivermi a Lingue invece che a Filosofia aprendomi così la strada all’insegnamento e alla scoperta di nuovi mondi, culture e tradizioni. La scelta poi di chiedere la borsa di studio Fulbright ed ottenerla per laurearmi anche negli USA. E successivamente partecipare al concorso del Ministero degli Affari Esteri e rendermi così disponibile ad insegnare all’estero. Cosa che ho fatto prima a Londra, per circa 6 anni, e adesso qui a New York, probabilmente fino al 2018. Non ho paura di fare scelte anche se spesso mi proiettano in situazioni nuove, che non conosco e che mi danno un po’ di ansia, ma che in realtà mi stimolano tantissimo a crescere e capire gli altri, il mondo in cui vivono ed il modo in cui vivono in esso (a sinistra, una foto di Emanuela Agostini negli States).

 

foto-bill-clintonEro negli Stati Uniti durante la campagna elettorale del secondo mandato di Bill Clinton (nella foto a sinistra) e la ricordo come una civile conversazione tra gentiluomini. Una scelta che il popolo Americano fece in un clima di tranquilla routine. Ricordo anche la scelta di Hillary Clinton di difendere pubblicamente il marito durante lo scandalo Lewinsky e l’impressione che mi lasciò di donna seria, pronta a buttarsi nella mischia pur di difendere il compagno politico di una vita: Bill Clinton che però come marito non aveva resistito alle sirene affascinate dagli uomini di potere.

clinton-o-trumpSono ora qui nel pieno del dibattito elettorale tra Donald Trump ed Hillary Clinton  (nella foto a sinistra prima Trump e poi la Clinton )e mi domando chi tra i due vincerà e se la scelta del popolo americano riuscirà a placare il clamore suscitato dai due. Ma perché’ tanto clamore? E perché’ il sistema elettorale non assicura alla Democrazia Americana, percepita dal di fuori come una democrazia antica, basata su strumenti saldi come una Costituzione , quella tranquillità che gli dovrebbe essere dovuta? Le ragioni, a mio parere, sono molteplici. Per esempio, e questo arriva come uno shock per noi europei, gli americani non hanno il Diritto/Dovere di andare a votare, ma devono essi stessi chiedere di esercitare questo diritto andando ad iscriversi nelle liste elettorali. Questo chiaramente non favorisce il voto, infatti le percentuali di votanti sono bassissime ed entrambi i candidati più che parlare dei loro programmi incitano gli americani ad iscriversi, a votare e far votare. Obama (uno dei presidenti più votati di sempre insieme a Kennedy) riuscì a far uscire di casa e far votare un po’ più del 60% dei circa 200 milioni di elettori. Riusciranno Hillary e Trump a raggiungere questa cifra? Molti cittadini, soprattutto quelli appartenenti alla classe media, bianca ed impoverita degli stati centrali degli Stati Uniti, sembrano essere schifati dalla politica e non so se il populismo di Trump o la ragionevolezza di Hillary riusciranno a convincerli ad andare a votare. Comunque a decidere il Presidente non saranno direttamente gli americani, ma i cosiddetti Grandi Elettori, cioè i rappresentanti degli stati (il loro numero è deciso in base al numero degli abitanti di ogni stato, perciò varia molto) che al momento sono più di 500. Per vincere i candidati avranno bisogno di 271 Grandi Elettori dalla loro parte.

Sentendo le notizie e guardando i sondaggi mi sembra che i candidati si siano spartiti gli elettori rimanendo però in un “quasi” equilibrio perfetto, con una leggera, direi leggerissima, oscillazione verso Hillary Clinton. Inoltre ho l’impressione – da europea che ha vissuto la Brexit come uno schiaffo datomi dalla gente comune che punisce con un voto inaspettato chi identifica l’Inghilterra solo con le sue belle e ricche città e dimentica le sue campagne, i suoi porti e le sue realtà impoverite da un’economia sempre più globalizzata – che i due candidati abbiano ribaltato i loro ruoli politici : Hillary la Democratica – cioè appartenente al partito che dovrebbe meglio rappresentare gli interessi delle classi più disagiate che in America sono tante e sempre più vaste soprattutto dopo la crisi economica e lo spostamento dei lavori manifatturieri in nazioni come il Messico o la Cina, piace di più agli intellettuali e alle classi dei medio- alto borghesi che nonostante il loro benessere, combattono per i suoi stessi ideali : un intervento dello stato sempre migliore e maggiore in varie aree per rinforzare l’economia già in ripresa, migliorare le condizioni di vita dei più poveri, aumentare i diritti civili degli americani. Trump, il milionario Repubblicano, che dovrebbe essere più amato dalle classi medio- alte, sembra essere diventato invece il portavoce degli scontenti.( Il Grillino americano?) Siano essi bianchi, neri, latini o altro. Con la sua retorica populista fa presa sulla paure della gente che però lo percepisce come l’uomo che ha realizzato il proprio sogno Americano. E siccome molti di loro non sono ben informati, di certo non leggono dei vari scandali che lo circondano, dalla fallita costruzione dei casinò di Atlantic City (azione che però gli ha permesso di non pagare le tasse federali per moltissimi anni), al ‘ disfacimento’ dell’università da lui creata per insegnare a tutti come fare soldi…. Ma Trump parla alla pancia della gente facendogli credere che il prossimo ad entrare illegalmente negli Stati Uniti ruberà un altro posto di lavoro ai bianchi, che tutto è truccato, dal Governo alla stampa, e… anche le elezioni – se lui non vince!

Domani si scioglieranno i dubbi. Qui molti hanno già votato perché’ il sistema permette di votare in anticipo. Ragionevolezza o rabbia? Di certo comunque il clamore non si placherà. Prendendo una frase da Shakespeare direi proprio che davanti a loro, ma visti i rapporti anche davanti a noi, si apre ‘ the winter of our discontent’ ( Riccardo III atto 1 scena 1 ) l’inverno del nostro scontento”.

Emanuela Agostini

 

 

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