Per non dimenticare, 21 anni fa il mondo con il fiato sospeso L'attacco alla 'Grande Mela'

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Avigliano 11 Settembre 2022  sono trascorsi ben 21  anni dall’ attacco terroristico che ha colpito la “ grande mela “  nel cuore economico – finanziario  con quasi 3000 vittime e 6000 feriti.

I fatti Erano le 8, 46 dell’ 11 Settembre 2001 quando due aerei di linea americana, dirottati da un gruppo terroristico aderente ad Al-Qaida, si sono schiantati sulle due torri facendo crollare i 110 piani.  Poi altri due aerei hanno colpito il Pentagono ed il Campidoglio di Washington.

Una tragedia immane Il tempo sembrava  essersi fermato e in quel momento anche l’ intero mondo restava con il fiato sospeso nel vedere la fragilità degli Stati Uniti ma che di fatto era insita in ogni stato.

Cosa è cambiato dopo quella data tutto è cambiato, in quanto dai dati statistici è aumentato notevolmente il terrorismo  internazionale.  Oggi però è rappresentato dai giovani di terza e quarta generazione che si inquadrano tra le fila del fondamentalismo islamico e sono un pericolo non solo a livello globale ma nello specifico si parla di terroristi della “ porta accanto “ che seminano panico all’ interno delle città , nei supermercati , nelle piazze colpendo chiunque e non solo zone strategiche o di rilevanza politico/ economica. Inoltre , da quel giorno, si è  messo in discussione il modello americano di interventismo militare volto ad esportare la democrazia nei territori quali l’ Afghanistan e l’ Iraq , per l’insostenibilità politica dell’opzione militare e soprattutto per la difficoltà di mantenere la stabilità a lungo termine. Il disegno internazionale che,  su ispirazione americana,  dopo la guerra fredda, si era costruito sulla promessa democratica, non ha superato la prova della reazione agli attentati alle Torri Gemelle , segnando probabilmente  il fallimento . In più il principio dell’esportazione della democrazia si è accompagnato al concetto di “guerra preventiva” e alla pratica dell’unilateralismo negli interventi internazionali, come avvenuto in Iraq senza un esplicito  consenso da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto va rivista la politica di interventismo militare per una logica diplomatica legata agli organi sovranazionali nati con l’ intento di garantire la pace. Del resto come ci insegna la storia, la democrazia è” un parto “ deve nascere dalla coscienza di un popolo e non può imporsi con le armi.

 

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