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‘St/azioni’ un viaggio nella cultura e nelle tradizioni. L’iniziativa di Montecastrilli

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MONTECASTRILLI – Una serata all’insegna dell’integrazione quella vissuta ieri sera (giovedì 29 dicembre 2017) a Montecastrilli al centro fiere Serafini. Protagonisti gli ospiti migranti del territorio di Castel dell’Aquila e Montecastrilli, insieme ad alcune persone del luogo. “St/Azioni Passanti” è stato un evento volto a proporre il tema dell’incontro, della conoscenza, dello scambiarsi reciprocamente gli usi, i costumi, le canzoni, la musica e il cibo della nostra e delle altre culture: diretto dal regista Massimo Manini, che ha curato il progetto insieme a Flavio Cipriani, lo spettacolo ha intervallato momenti di letture e racconti ad altri di ballo, canto e prove di cucina, che i ragazzi migranti di Montecastrilli hanno messo in atto con grande bravura e passione. A completare il tutto, le musiche della banda-orchestra Casteltodino/Quadrelli, diretta dal maestro Alessandro Petrucci.

Un tuffo nel passato La prima parte dello spettacolo è stata dedicata ai ricordi, alle vecchie abitudini e ai giochi che hanno caratterizzato l’infanzia di tantissimi ragazzi del posto, grandi e piccoli. E così, tra testimonianze, aneddoti e racconti di vario genere, alcune persone hanno voluto presentare  al pubblico quella che era la loro vita e come veniva vissuta. Si sono ricordati personaggi, eventi, cerimonie; un tuffo nel passato che ha fatto scoprire, a chi non le conoscesse, e riscoprire, a chi le ha vissute, quelle antiche usanze che da sempre caratterizzano il territorio di Montecastrilli ed altri paesi limitrofi.

Focus sull’integrazione Ma l’integrazione passa anche dalle arti: ballo e canto, infatti, hanno caratterizzato una buona parte dello spettacolo. Infatti, due dei ragazzi migranti si sono esibiti in una performance di danza hip-hop, riuscendo a coinvolgere il pubblico che  si è mostrato davvero entusiasta. Anche i canti hanno riscosso successo: quelli nella lingua madre dei ragazzi, (provenienti da diverse regioni africane come Costa d’Avorio, Nigeria e Ghana), hanno saputo far divertire il pubblico presente, grazie alla passione che essi ci hanno messo nell’esibirsi.

La cucina Ovviamente, uno dei fattori che più stimola l’integrazione è quello di scoprire anche l’arte culinaria delle diverse culture. Così, è stata presentata al pubblico una delle ricette tipiche della tradizione: le “animelle”. Successivamente, sono di nuovo tornati protagonisti i ragazzi migranti, che hanno presentato al pubblico due piatti  africani, il “jollof”, a base di riso, carne, verdure, pomodoro e cipolla, ed un’altra pietanza a base di fagioli e cipolle. Aiutati da un ragazzo ivoriano, che ha tradotto quanto dicevano, i due giovani cuochi hanno spiegato passo per passo gli ingredienti e i procedimenti per realizzare i due piatti, che poi sono stati fatti assaggiare ai presenti. Dalla cucina africana, si è poi tornati ad uno dei piatti tipici della cucina italiana: le tagliatelle fatte a mano. Ad esporre la ricetta e il procedimento, in un perfetto inglese, è stata Claudia Sensini, assessore del comune di Montecastrilli.

La parte finale Nella parte finale dello spettacolo, sono state ascoltate le testimonianze di due dei ragazzi migranti, che hanno raccontato la loro vita e la loro difficile convivenza con le tante guerre che sono esplose nei loro paesi, costringendoli a fuggire e a cercare rifugio in Italia. Il primo dei ragazzi, Alih, 25 anni, originario della Costa d’Avorio, è scappato dal suo paese per arrivare in Libia, dove ha vissuto quattro anni. Per circa un anno, ha lavorato come operaio adibito alla guida dell’escavatore, senza percepire stipendio. La situazione difficile e le poche speranze di sopravvivenza lo hanno costretto a fuggire da solo, lasciando la sua famiglia e i suoi amici a chissà quale destino. Ora, dopo 5 mesi qui a Montecastrilli, Alih sta frequentando un corso di italiano e vorrebbe lavorare come operaio, per farsi una nuova vita, una vita normale.

Una testimonianza Il secondo ragazzo, Afathi, è un ragazzo di 20 anni, omosessuale. Afathi ha spiegato che nel suo paese, il Ghana, essere omosessuali non è accettato. Chi è omosessuale, in Ghana, è punibile con l’ergastolo. Per questo è stato costretto a fuggire, per la sola “colpa” di avere un orientamento sessuale diverso dagli altri. Ha scelto l’Italia perché, secondo lui, “l’Italia è la madre di tutte le nazioni, e non fa discriminazioni razziali o sessuali”. Afathi vive con altri 12 ragazzi migranti, a Castel dell’Aquila, e il suo sogno è quello di diventare un imprenditore agricolo.Dopo aver ascoltato le testimonianze dei due ragazzi, lo spettacolo si è concluso con un ballo che ha coinvolto i ragazzi, il pubblico e tutte le persone che hanno preso parte allo spettacolo, rendendo così ancora più forte e duraturo il legame di integrazione che si è cercato di manifestare con questa serata.

Le lodi Infine, sono arrivati i ringraziamenti del regista Massimo Manini, dell’assessore Benedetta Baiocco e del sindaco di Montecastrilli Fabio Angelucci, che all’unisono hanno voluto elogiare i presenti, tutte le associazioni e le Pro Loco che hanno messo a disposizione il loro tempo, la banda-orchestra Castel Todino/Quadrelli, i cittadini volontari, Flavio Cipriani, direttore artistico dello spettacolo. Inoltre, ringraziamenti doverosi anche per l’amministrazione comunale di Montecastrilli, per la Croce Rossa di Avigliano Umbro e, ovviamente, anche ai ragazzi migranti che, sono stati l’anima dello spettacolo. L’assessore Baiocco ha poi ricordato che a Gennaio 2018 andrà in scena una replica dello spettacolo, in una data ancora da definire.

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