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I racconti di Maria Rita Frasca, per tutti ‘La Rita’ Uno dei personaggi più apprezzati dalla comunità aviglianese e non solo

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Ogni paese che si rispetti ha delle persone che col tempo diventano dei punti di riferimento per la comunità, conosciute e apprezzate. Noi di Avigliano News abbiamo intervistato Mariarita Frasca. “La Rita” (così la chiamano le persone che la conoscono) è per tutti la capo-cuoca delle taverne di Sismano ed Avigliano; un connubio che dura da più di 20 anni. Durante la nostra chiacchierata con Rit,a abbiamo ripercorso la sua vita tra i fornelli.

Ci incontriamo nei locali della Taverna di Sismano, dove Rita in questo periodo è impegnata per la consueta festa che si terrà fino al 18 Giugno e che vede come piatto tipico le famose strappatelle alla contadina.

Rita inizia parlando della sua vita e di come si è avvicinata al mondo della cucina:

“ Io sono Rita, sono nata a Sismano da una famiglia di umili origini. Ho studiato fino all’età di 20 anni all’istituto magistrale. Finite le scuole, mi sono sposata ed ho avuto due figli. La mia più grande passione fin da bambina è stata la cucina; un hobby che è nato anche grazie a mia madre che è stata la mia prima “insegnante” e che mi ha fatto avvicinare a questo mondo. Appena ho avuto la possibilità e la maturità necessaria per sfruttare questa mia grande passione, ho iniziato ad avvicinarmi al mondo delle sagre, in particolare a quelle che si svolgevano a Sismano. Ho cominciato aiutando le donne più anziane, da cui prendevo consigli e suggerimenti che mi sono tutt’ora utilissimi. Col passare del tempo, insieme alla gente, abbiamo formato un gruppo che col tempo si è evoluto sempre di più, passando dall’organizzare una manifestazione piuttosto semplice che si teneva solo la domenica pomeriggio e che prevedeva piatti semplici come la porchetta o salsicce cotte alla brace, fino a quella che oggi tutti conoscono come la Taverna di Sismano, che è stata una delle prime sagre della zona.”

La ‘capocuoca’ continua narrando la storia dei suoi primi anni a Sismano, dove ha collaborato anche con Caterina Moroni, anch’essa storico personaggio della comunità aviglianese.

“Quando abbiamo deciso a Sismano di creare la taverna, circa 22 anni fa, abbiamo chiesto aiuto a Caterina Moroni, che è stata una figura simbolo dell’Agosto Aviglianese; da lei ho imparato tantissimo non solo dal punto di vista culinario, ma anche dal punto di vista gestionale: come amministrare la cucina di una taverna e come comportarsi con le persone che ci lavorano all’interno. I suoi consigli sono stati utilissimi per la mia formazione.”

 Continuando a parlare della taverna a Sismano, Rita ci racconta di come è nata l’idea delle “strappatelle alla contadina”:

“Avevamo deciso di fare una sorta di ‘copiatura’ dei vari piatti altre manifestazioni enogastronomiche del territorio, ‘importando’ da Avigliano il manfricolo, che noi chiamavano ciriola e che preparavamo con il sugo di salsiccia semplice. Col passare del tempo, però, ho capito che dovevamo dare alla nostra taverna un’impronta personale, proponendo una pietanza ideato da noi. Fu così che mi vennero in mente le strappatelle, un tipo di pasta che le donne in passato ricavavano strappando pezzetti irregolari di pasta lievitata. Quando proposi questo piatto agli organizzatori e ai collaboratori della taverna, ci fu molto scetticismo. Nessuno era convinto che avrebbe avuto successo. Io però insistetti per provare, e il tempo mi diede ragione. Oggi, infatti, le strappatelle sono diventate uno dei simboli della nostra taverna.”

 I racconti della ‘Rita’ non si fermano qui: c’è da spiegare il suo impegno ad Avigliano e di come, da un giorno all’altro, si è ritrovata a dirigere l’intera cucina della taverna:  

“Mi ricordo che quando iniziai ad Avigliano, c’erano Caterina Moroni e Fiorella Mancini, che allora erano le capo-cuoche, ed io collaboravo al loro fianco. Col tempo Caterina, segnata dall’età, fu costretta ad abbandonare, così come Fiorella, che per problemi di salute lasciò a circa tre giorni dall’inizio della festa, lasciandomi l’intero peso della taverna sulle spalle. Ricordo che piansi tutta la notte, perché ero spaventata da ciò che avrei dovuto affrontare l’indomani mattina. Mi trovai  a dover guidare la cucina e le donne al suo interno, occupandomi anche della gestione del cibo, delle quantità, del rapporto coi fornitori, cose che non avevo mai affrontato prima. Fortunatamente molte persone sono state solidali con me, aiutandomi e capendo la situazione difficile in cui ero stata ‘catapultata’. Per questo devo ringraziare tutti coloro che mi hanno dato fiducia, in particolare Tito Paolucci e Roberto Mangialaio, con cui ancora oggi ho un rapporto bellissimo. Col tempo poi imparai a gestire tutti i vari aspetti della cucina, sempre costantemente aiutata dalle altre cuoche, in particolare da Antonella Bernardi, che è diventata la mia collaboratrice più stretta e con cui mi trovo benissimo.”

 Chiediamo Rita se secondo lei ci sia una donna, tra tutte quelle con cui ha collaborato, che un giorno possa prendere il suo posto:

 “Ci proviamo tutti gli anni a trovare qualcuno, ma purtroppo desistono tutte; forse perché il compito di gestire una taverna nel suo insieme richiede una responsabilità piuttosto grande e quindi molte donne non se la sentono. Fortunatamente all’interno della cucina, oltre ad Antonella, ci sono moltissime persone esperte che in tanti anni di collaborazione, hanno capito come voglio che le cose siano fatte e quindi, dispensando piccoli consigli, aiutano i meno esperti ad ottenere un buon risultato.”

In posa Maria Rita Frasca (la seconda partendo da sinistra), a fianco a lei, il nostro collaboratore ‘Er Sagra’

 Percorrendo sempre il tema “Agosto Aviglianese” domandiamo a Rita se si ricorda qualche aneddoto divertente o particolare vissuto all’interno della taverna; e inevitabilmente le torna in mente l’episodio di “Er Patata” che tutti conoscono.

“Mi ricordo che entrò questo signore all’interno delle cucine, visibilmente ubriaco, che cominciò ad urlare e ad inveire contro il personale che stava lavorando, ferendo due o tre persone. Io feci subito entrare i ragazzini in cucina, chiudendola dall’interno. Poi vennero i carabinieri e lo portarono via. Fu veramente un delirio. Ma oltre a questo, gli aneddoti riguardanti le taverna si creano lì per lì, perché è un clima gioioso dove non mancano mai le battute e gli scherzi.”

Infine, ultimo quesito, ovvero se Rita abbia mai  pensato di lasciare la cucina delle taverne.  La ‘capocuoca’ risponde così:

 “Sinceramente ci penso ogni anno, perché inevitabilmente l’età avanza. Ma poi la passione per la cucina e l’amore che provo per le persone con cui lavoro mi fanno subito cambiare idea. Con tutti coloro con cui collaboro ho uno splendido rapporto, cerco di essere sempre d’aiuto consigliando e dando suggerimenti, ovviamente sempre con rispetto, che per me è una cosa indispensabile. Non nego che ogni tanto ci siano dei momenti di nervosismo, è normale, ma comunque provo ad affrontare le difficoltà cercando di mantenere un clima sereno all’interno della cucina. Semmai un giorno dovessi lasciare, mi piacerebbe che la gente si portasse dietro un bel ricordo di me, non solo per i piatti che cucino, ma per la persona che sono. Provo una grande gioia quando qualcuno, giovane o anziano, mi saluta e mi parla, perché capisco di aver lasciato in quella persona un ricordo positivo, che vale più di qualsiasi piatto cucinato bene.”

 

 

 

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